| http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=27237&action=view Anche per i precari sciopero e manifestazione l’11 dicembre | ||
| di A.G. | ||
Passa la linea di compattazione attorno alla data indicata dalla Cgil. E nei prossimi giorni il fronte anti-tagli e contro le nuove norme sul contratto si potrebbe allargare. Ma, ammesso che c’erano possibilità di riuscita, non sarà troppo tardi? | ||
Sembrano convogliare verso venerdì 11 dicembre le proteste del mondo della scuola contro i tagli in Finanziaria, le nuove norme contrattuali introdotte dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, e le assunzioni dei precari con il “contagocce”: alla giornata di mobilitazione di tutto il pubblico impiego, decisa alcuni giorni fa dalla Cgil, per la cui ufficialità si attende però l’esito, anche se scontato, del tentativo di obbligatorio conciliazione, aderiranno anche i precari. Ad annunciarlo è stato il “Coordinamento precari Scuola”, cui confluiscono le tante associazioni, movimenti e reti regionali moltiplicatesi negli ultimi mesi per creare uno “scudo” contro i tagli agli organici: i mass-media verranno informati nella mattinata del 16 novembre, durante una conferenza stampa organizzata a Roma in un’aula delI’Itis Galilei. Nel comunicato di presentazione della conferenza il Cps annuncia "una mobilitazione ufficiale della scuola con sciopero e manifestazione nazionale a Roma". Le rivendicazioni sono le stesse portate in piazza dai precari il 3 ottobre, sempre nella capitale: in quell’occasione la protesta fu in parte “oscurata” dalla manifestazione, svolta in contemporanea e nello stesso luogo, a Roma, sul diritto alla libertà di stampa. Una coincidenza mai approvata da Cobas e parte degli stessi Cps, tanto che sfilarono per loro conto. Passate alcune settimane il Cps ci riprova e torna a chiedere "che nella nuova legge Finanziaria sia previsto il ritiro dei tagli introdotti con la Legge 133 e la difesa di un sistema di istruzione pubblico, aperto a tutti e di qualità". Una richiesta, peraltro, che proviene da tutto il mondo sindacale: tanto che è probabile che Comitati di base, ma forse anche la Gilda degli insegnanti, possano unirsi all’iniziativa di protesta. E compattare la protesta attorno ad un’unica data, sostenuta dal sindacato che in questo momento, anzi ormai da un anno, si trova in totale contrapposizione con il Governo rappresenta una possibilità in più per incorrere in consensi da parte dell’opinione pubblica. Rimane un dubbio: ammesso che c’erano possibilità di arrivare a dei risultati concreti, perché indurre il Governo a rendere meno pesanti i tagli sulla scuola all’interno della Finanziaria solo a pochi giorni dalla sua approvazione definitiva in Parlamento? | ||
| 15/11/2009 |
Unità: E nella scuola il governo «crea» i precari permanenti
di Marina Boscaino/ Roma
IL PIANO TRIENNALE del governo Prodi prevedeva l’immissione in ruolo di 150 mila precari. Il decreto Tremonti - una vera e propria possibile involuzione
della scuola italiana, con un taglio di circa 100 mila docenti - va ovviamente ad incidere in maniera pesante anche su quelle previsioni; nei prossimi anni per una decina di docenti che vanno in pensione, si potrebbe verificare un’unica assunzione. Venerdì a Roma i C.I.P. - Comitati Insegnanti Precari, associazione nazionale - hanno organizzato assieme ad altre associazioni un incontro nazionale che ha posto al centro non solo la questione del precariato, ma anche la necessità di unire le forze per orientarle contro il progressivo disimpegno strategico ed economico proposto dalla maggioranza. "Precario" è un termine generico: nell’attuale anno scolastico a questo titolo -tra docenti e Ata- sono state reclutate 150.000 persone. A questi va aggiunto la schiera senza nome di docenti che ogni anno vengono chiamati per brevi periodi. Considerando il decreto economico, le 25 mila immissioni in ruolo, per cui si attende ormai solo l’atto formale, potrebbero essere le ultime, se il Governo durasse in carica 5 anni e si verificassero le condizioni di attuabilità dei tagli stabiliti. Le circa 100mila cattedre destinate a sparire in tre anni saranno in gran parte compensate dai pensionamenti. Infatti dal 2009 alcuni variabili previste -incremento del rapporto alunni-docente, modifica dell’organico della scuola primaria con il ritorno al maestro unico (ipotesi su cui la Gelmini continua a nicchiare), riduzione dell’orario settimanale nei tecnici e nei professionali, per non parlare dell’ipotizzata (e caldeggiata soprattutto da Aprea) riduzione delle discipline e delle ore relative)- causeranno un allontanamento dalla scuola pari al numero dei pensionati. Le graduatorie ministeriali saranno pertanto immobilizzate fino alla sostituzione con le nuove liste di reclutamento, mentre quelle ad esaurimento saranno usate solo per le supplenze. È probabile che agli abilitati vecchi e nuovi dal 2012 venga destinato un albo regionale, da cui le singole scuole potrebbero chiamare i docenti, con probabile assorbimento delle graduatorie preesistenti. Come rispondere a questo attacco non solo al ricambio generazionale all’interno della scuola, ma all’esigibilità dei diritti di quanti - moltissimi - hanno permesso alla scuola di funzionare, accettando situazioni di continua mobilità, sospensione degli stipendi, precariato lavorativo ed esistenziale, considerando incertezza e lentezza delle nomine? La preoccupazione è stata testimoniata dalla grande partecipazione all’incontro dei Cip. Oltre che delle disposizioni contenute nel decreto 112, si è discusso di autogoverno delle istituzioni scolastiche e stato giuridico dei docenti, di tagli alla scuola statale e finanziamenti alla privata, di graduatorie, soprattutto in vista delle novità cui si accennava. L’assemblea ha espresso una forte volontà di mobilitazione comune nella rivendicazione dei diritti acquisiti, nonché contro la proposta del centro destra di attribuire ulteriori poteri ai dirigenti scolastici nel reclutamento dei docenti. La volontà di azione comune dei pracari della scuola ribadita da Curreli, presidente del CIP, si va ad aggiungere alla promessa di un autunno caldo ribadita qualche giorno fa da Panini, segretario nazionale della Flcgil. A sottolineare l’emergenza istruzione minacciata dalla manovra di Tremonti.
Passa la linea di compattazione attorno alla data indicata dalla Cgil. E nei prossimi giorni il fronte anti-tagli e contro le nuove norme sul contratto si potrebbe allargare. Ma, ammesso che c’erano possibilità di riuscita, non sarà troppo tardi?





















